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Quella casa nel bosco

e Quella casa nel bosco
Voto dei lettori: 8,40 su 10
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Cinque ragazzi spensierati e un desolato cottage tra i boschi. Sembra un inizio come tanti, ma è il principio di una nuova era.

L’horror definitivo
di Angelo Simone

È sempre bello trovare una piccola sorpresa in un film di genere, qualcosa di inatteso, inconsueto, un barlume che alzi l’asticella degli obiettivi della storia e ce la faccia rendere indimenticabile per quel singolo, unico key frame.

Se condividete questo punto di vista resterete abbagliati dalla originale bellezza di questo capolavoro horror che innova l’intera categoria e la mescola con altri generi come lo sci-fi e il catastrofico. Alla sua opera prima Drew Goddard è riuscito dove altri registi falliscono periodicamente: creare una solida e scintillante pietra miliare al pari di Notte dei morti viventi o di Essi vivono. Una meravigliosa ordalia del terrore che frantuma le convenzioni del genere horror con una vertiginosa e spietata spirale sanguinaria, caratterizzata da trovate geniali e una buona dose di humour.

Protagonisti del film sono i cinque compagni di college in gita che pregustano un tranquillo week end di sesso, amore e droghe lontano dalla città. E per questo scelgono un isolato cottage nel bosco in cui ben presto le loro aspettative si scontreranno con una agghiacciante realtà. O una falsa realtà?

Pur tra tanti misteri, della trama del film si sa quasi tutto. La sceneggiatura originale è reperibile in rete da molto tempo, digitando su un qualsiasi motore di ricerca “Cabin in The Woods PDF”, uno dei primi dieci risultati vi permetterebbe di leggerla in anticipo. Ma sarebbe un peccato perché il film va visto al cinema (e a mio giudizio anche rivisto), scegliendo accuratamente anche la sala di proiezione perché ha un suono potente che va valorizzato pienamente.

Il pregio di Quella casa nel bosco è in una solida e originale trama in cui gli sceneggiatori hanno selezionato gli ingredienti del film di genere operando una profonda ricerca, anche culturale, sui meccanismi che caratterizzano la paura e l’orrore e sul nostro bisogno periodico di vedere pellicole in cui muoiono in modo mostruoso degli adolescenti.

In quest’ottica il film colpisce in modo speciale anche per alcune tematiche contemporanee legate agli strumenti di ascolto e controllo a distanza (telecamere, intercettazioni) o per altre assolutamente arcaiche (i Superiori Sconosciuti) e si rivela incredibilmente attuale se si pensa che è stato realizzato quasi due anni fa, un tempo molto lungo nel cinema, ed è rimasto bloccato per problemi distribuitivi.

Non avventuratevi nel bosco
di Andrea Ussia

La coppia Goddard-Whedon demolisce le convenzioni del genere horror. Il risultato è una spirale di follia sanguinaria, condita da goccioloni di humour irriverente.

Cinque studenti di college partono per un weekend di assoluto relax in una casa dispersa nel bosco. Dopo aver fatto sosta a un distributore di benzina, gestito da un uomo inquietante, i ragazzi raggiungono la diroccata abitazione. Mentre stanno giocando a obbligo e verità si spalanca la botola della cantina, che contiene numerosi e strani oggetti. Immediatamente dopo vengono attaccati da una famiglia di zombie sanguinari. Il tutto viene monitorato da una serie di telecamere collegate con una sala bunker, nella quale un gruppo di tecnici osserva tutte le loro mosse.

L’incipit è classico e fa presagire un piatto e insapore teen horror. Eppure la vicenda cambia direzione, si fa instabile e gioca, al limite dell’eccesso, con gli stilemi meta-cinematografici del genere in modo assolutamente delirante. I cinque protagonisti sono l’emblema dei cliché e rasentano la superficialità: Curt è lo sportivo maschio alpha, Jules è la svampita e lasciva girlfriend di Curt, Holden è l’intellettuale nerd, Marty è il drogato buffone e Dana è la “verginella” del gruppo. Ma lo svolgimento narrativo rivela un notevole scostamento dalle classiche pellicole horror. Difatti il buffone non diviene il più facile da uccidere e il nerd rivela una bellezza fuori dal comune. Quindi i primi stereotipi vengono smantellati. Ma a Goddard – il film è la sua opera prima – non basta, perché la costruzione narrativa e visiva di Quella casa nel bosco è innovativa, pregna di colpi a effetto; una messinscena avvincente che tiene letteralmente incollati alle poltrone. Troppo frequentemente si è assistito a un cambio di direzione dell’horror, che ha messo da parte dialoghi e humour per dedicarsi in modo pressoché univoco alle torture e alle decapitazioni più cruente. Anche in Quella casa nel bosco assistiamo a trucidazioni violente e al sangue che scorre a fiotti; per cui il modello è rispettato, ma la sceneggiatura prende il sopravvento su questi scontati ed effimeri espedienti. Dialoghi brillanti e situazioni paradossali sono gli imprescindibili cardini su cui si poggia l’intera pellicola e sono destinati interamente al personaggio di Marty (che quando è drogato è più divertente) e ai due “controllori” Sitterson e Hadley, interpretati rispettivamente da Richard Jenkins e Bradley Withford. Loro incarnano l’aspetto ludico della pellicola, la divertente deviazione inaspettata: coloro che direzionano il destino per un bene superiore.

Non c’è ombra di dubbio che il genere abbia delle regole ben precise e se Wes Craven le aveva rese nero su bianco in Scream, Goodard le smonta abilmente. Anche in Quella casa nel bosco esiste un modus operandi, però è stravolto, è smembrato delle sue essenziali componenti e dato in pasto allo smanioso spettatore. La pellicola si compone di paure riconosciute, si trastulla con esse per redigere un compiuto studio sui meccanismi della paura. Goddard e Whedon pongono al centro della loro creatura la voglia di voyeurismo dello spettatore, quell’inconsapevole istinto di voler vedere soffrire dei giovani ragazzi, normalmente incapaci di reagire, vittime sacrificali di un’indole primordiale, che gioisce nel veder implorare pietà da parte dei protagonisti. E Sitterson e Hadley sono i sostituti del pubblico, che scommette e immagina come si concluderà la storia.

Goodard non tralascia nessun dettaglio e appare compiuta la scelta di alternare una messinscena sobria e asettica alle sequenze splatter che si susseguono sullo schermo. Una scelta narrativa rivoluzionaria, che reinventa un genere in tutte le sue componenti. Nonostante tutto la pellicola è una macchina ben oliata per tre quarti, sfociando in un’ostentata ed esagerata violenza sanguinaria, che si satura di citazioni cinematografiche. Difatti Quella casa nel bosco diverte, appassiona e sciocca in modo del tutto innaturale, ma si perde nelle sequenze conclusive in un eccesso di consapevolezza, che gli fa perdere la bussola su un percorso netto, privo di errori e cadute di stile. Malgrado questo Quella casa nel bosco è il punto di partenza di un nuovo filone, che non si appoggia al found footage (già ampiamente sfruttato) o ad assassini immortali per spaventare il pubblico in sala. La ricetta è semplice: sangue e tanta ironia.

Titolo originale: The cabin in the woods
Regista: Drew Goddard
Attori principali: Richard Jenkins, Bradley Whitford, Jesse Williams, Chris Hemsworth, Fran Kranz, Kristen Connolly, Anna Hutchison
Genere: Horror
Durata: 95’
Anno: 2011
Produttori: Joss Whedon, John Swallow
Casa di produzione: Lionsgate, Mutant Enemy
Distribuzione: M2 Pictures
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Lisa Lassek
Data di uscita: 18/05/2012

Hai letto: Quella casa nel boscoscritto il 20/04/2012 da Angelo Simone

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