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Laputa: Il castello nel cielo

Il magico mondo dell’animazione non digitale

Laputa: Il castello nel cielo
Voto dei lettori: 10,00 su 10
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Dopo 26 anni, torna nelle sale uno dei capolavori del maestro Miyazaki: Laputa.

Superate da un anno le nozze d’argento, nelle sale italiane fa il suo grande ritorno il genio – purtroppo dai più misconosciuto – di Hayao Miyazaki, con Laputa: Il castello nel cielo. Una prima volta per l’Italia, che vide distribuito il film solo in versione home video nel 2004, salvo poi vederlo misteriosamente ritirare dal mercato in meno di un anno. Ora, per tutti i fan, la possibilità di ammirarlo in tutta la sua bellezza nelle sale.

Sheeta è una ragazzina orfana tenuta prigioniera su una nave volante pirata. Tentando di fuggire, cade nel vuoto e viene misteriosamente salvata dalla pietra azzurra luminosa che tiene al collo. Al suo risveglio, incontrerà Pazu, un ragazzino con cui inizierà a vivere un’avventura meravigliosa che li porterà alla ricerca di Laputa, la misteriosa isola nei cieli.

Quando uscì Laputa, Miyazaki era già celebre per aver creato diversi lungometraggi su Lupin III e Conan il ragazzo del futuro, che gli valsero anche una discreta fama internazionale. Con il lungometraggio sulle avventure di Sheeta e Pazu, l’animatore nipponico inizia infatti a spolverare quelli che saranno tutte le tematiche portanti del suo cinema, con l’inconfondibile poesia che accompagna ogni singolo fotogramma di questi capolavori. La crudeltà e l’infanzia innocente, la natura contaminata dalla tecnologia e dall’uomo crudele e colonizzatore, oltre ad un gusto spiccato per le invenzioni bizzarre ma decisamente affascinanti. Chi si appresta a vedere Il castello nel cielo, non poterà non rimanere colpito da una tecnica realizzativa tanto curata che nulla ha da invidiare alla tecnologia digitale odierna, che anzi, forse, fa perdere anche il gusto poetico e romantico dei disegni animati di allora. La storia è un meraviglioso intreccio tra Swift, Verne e L’isola del tesoro di Stevenson, con tanto di pirati e di inseguimenti, misteri, esplosioni e regni nascosti, per un film che – pur non possedendo il ritmo frenetico a cui siamo abituati e che dunque può risultare lento, a tratti – riesce comunque a coinvolgere e ad appassionare. Inoltre, da segnalare, il ruolo della piratessa, mamma di un gruppo di briganti sgangherati, una figura eccentrica e mascolina che strappa risate e tenerezza, che sotto la patina da generale duro e inflessibile nasconde comunque un senso di equità e giustizia che non passa inosservato. Un film dal quale, indubbiamente, ha preso spunto fino ad arrivare quasi al plagio (la differenza con l’ “omaggio” è davvero molto sottile) Nadia – Il mistero della pietra azzurra, una serie animata creata solo qualche anno dopo, che ha per protagonista una ragazza inseguita da brutti ceffi per una pietra magica che porta al collo. Hayao Miyazaki ci porta con lui sulle navi volanti alla ricerca di un’isola misteriosa, un viaggio lunghissimo e magico ricco di avventura e di mirabolanti inseguimenti, dove alla fine a trionfare saranno il bene, l’amicizia e l’amore. Ma non nella consueta formula a cui ormai siamo abituati. Niente di scontato. Parliamo di Miyazaki, dopotutto.

Titolo: Tenku no shiro Laputa
Regista: Hayao Miyazaki
Genere: animazione
Durata: 124min
Anno: 1986
Produttore: Isao Takahata
Produttore esecutivo: Yasuyoshi Tokuma
Casa di produzione: Studio Ghibli
Distribuzione: Lucky Red
Animatori: Tsukasa Tannai, Yasuko Tachiki, Yoshinori Kanada
Musiche: Joe Hisaishi
Montaggio: Yoshishiro Kasahara, Hayao Miyazaki, Takeshi Seyama

Hai letto: Laputa: Il castello nel cieloscritto il 22/04/2012 da Lorenzo Bianchi

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