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Bel ami

Rileggendo Maupassant

Bel ami
Voto dei lettori: 10,00 su 10
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Tratto dall’omonimo romanzo di Guy de Maupassant, Bel Ami narra l’ascesa sociale di Georges Duroy, tra potere, sesso, seduzione e ossessione.

Parigi, fine del Diciannovesimo secolo. Georges Duroy è appena tornato dalla campagna di Algeria e incontra casualmente in un bar un ex commilitone, Charles Forestier, che gli regala del denaro per comprarsi un vestito buono e presentarsi decentemente a cena da lui. L’ingresso in società gli permette di conoscere la moglie di Forestier, Madeleine, l’editore Rousset con la moglie Virginie e la giovane Clotilde. Le tre donne si invaghiranno dell’avvenente soldato, che comincerà a far carriera pur essendo un buono a nulla.

Ennesimo adattamento del romanzo di de Maupaasant, Bel Ami diretto da Declan Donnelan e Nick Ormerod, pone al centro della storia un “contenitore vuoto”, che si fa largo nei salotti bene della società parigina a suon di buone maniere e irresistibile fascino. Duroy, mano a mano che passano i minuti, calpesta i sentimenti delle tre donne in modo insensibile, cercando di accaparrarsi maggior potere, entrando di nascosto nelle camere da letto, chiedendo inconsciamente favori e giocando le sue carte con i mariti. Il duo registico si attiene al romanzo, non attualizza l’ambientazione e si aggrappa con forza a una messinscena e un’impostazione lodevole, accompagnata da una fotografia chiaroscura, che mette in risalto l’anima ambigua e ossessiva di Duroy. Il difficile compito per Donnelan e Ormerod è quello di sdoganare la figura di Patterson, di espropriargli quella scomoda etichetta di vampiro adolescenziale, che ha trascinato miriadi di ragazzine nelle sale cinematografiche per applaudirlo. Lo status di bello e “raggiungibile” è difficile da lavare via con una passata di trucco e difatti le occhiaie (questa volta non dovute al suo stato di morto vivente, ma alla sua condizione di povero in canna) non scompaiono e nemmeno il sorrisetto diabolico, ma si assiste, nonostante tutto, a un’interpretazione del personaggio accettabile, con una ricercata sfaccettatura che Bel Ami, dopotutto, richiede. Eppure non sembra un caso che proprio Patterson sia stato scelto per il ruolo, che denota una sorta di “vampirismo” sociale. Infatti Duroy non succhia il sangue dal collo di giovani o vecchie borghesi parigine, ma con il suo atteggiamento accondiscendente e furbo, riesce a ottenere qualsiasi cosa non muovendo un dito, ma lavorando alacremente sulle sue leve a disposizione. La scalinata sociale, priva di insidie, si para davanti agli occhi di Duroy e lui non fa altro che assecondarla e percorrerla rapidamente. Nonostante tutto non si assiste a uno sguardo moralmente accusatorio, anzi si esalta la figura del protagonista in modo distaccato; è un personaggio che viene accettato indiscutibilmente, senza prova d’appello. Inoltre è un carattere vuoto in cui lo spettatore può proiettare le sue idee, ulteriore ragione per cui ha successo.

Bel Ami, pur essendo Pattison-centrico, mette in mostra le sue bellezze come cartoline svogliate, alla ricerca di una gioventù per due di loro (Forestier e Rousset) svanita. Le tre protagoniste si rivelano intelligenti, ma cadono ai piedi di Duroy in modo talmente banale, che le si accusa di facile invaghimento. Duroy diviene un’ossessione, una tentazione che non può non essere colta, un passatempo immancabile nei loro salotti merlettati. Donnelan e Ormerod affidano questi personaggi (calpestati e gettati in disparte rapidamente) a tre attrici di un elevato spessore recitativo: Uma Thurman, Kristin Scott Thomas e Christina Ricci. E se la delineazione dei caratteri è ben eseguita, lo stesso non si può dire delle interpretazioni, che vedono brillare sulle due over, Christina Ricci, più a suo agio nei corsetti di fine Ottocento e a cui viene dedicato più spazio all’interno della pellicola. Inoltre il suo personaggio non si rivela un vero e proprio mezzo per raggiungere un obiettivo superiore, ma un amore difficile da ingannare e mettere in un angolo.

In conclusione Bel Ami è una pellicola che dimostra di avere un impianto sufficientemente convincente e una narrazione lineare e fluida, che difficilmente scade nella noia. Inoltre non è improprio traslare la storia nella nostra società contemporanea, nella quale arrampicatori, meno piacevoli a vedersi, ma altrettanto rapaci e privi di talento, si fanno indiscutibilmente spazio. Nella pellicola tutto ciò è moralmente, e inconsciamente, accettato; attualizzando la vicenda ai giorni nostri si può affermare lo stesso? La risposta ai posteri.

Titolo: Bel Ami
Regista: Declan Donnellan, Nick Ormerod
Sceneggiatura: Rachel Bennette
Attori principali: Robert Pattinson, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas, Christina Ricci, Colm Meaney, Philip Glenister, Holliday Grainger
Fotografia: Stefano Falivene
Montaggio: Masahiro Hirakubo
Musiche: Lakshman Joseph de Saram, Rachel Portman
Prodotto da Red Wave, XIX Film, Protagonist Pictures, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Genere: Drammatico
Durata: 102’

Hai letto: Bel amiscritto il 14/04/2012 da Andrea Ussia

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